Ogni disastro non ha mai un solo colpevole. E’ sempre il risultato di una catena di eventi. Cominciamo dall'inizio:
Qualche mese fa, Berlusconi teme di perdere le elezioni e cambia la legge elettorale con una porcata.
Poi il 49% degli elettori lo vota ancora nonostante 5 anni fallimentari.
Poi vince d’un soffio l’Unione.
Poi nasce una maggioranza debole, specie al Senato.
Poi è urgente fare la Finanziaria e gliela lasciano fare.
Poi il Partito Democratico stenta a nascere.
Poi la Chiesa vuole bloccare il Partito Democratico per evitare la deriva laicista su eutanasia, pacs, eccetera.
Poi i DS subiscono a sinistra il pressing dei pacifisti, che raccolgono sempre più consensi su temi sensibili come Vicenza e Afghanistan.
Poi nei DS Mussi minaccia la scissione e la confluenza a sinistra.
Che fare? Cedere alla sinistra pacifista sulla politica estera o restare amico di Condoleeza Rice? Era il dilèmma di D’Alema. Era il dalèmma.
A questo punto del poker, D’Alema, che è permaloso come un campo minato, va a vedere:-Se si va sotto al Senato, tutti a casa.-
E così è stato.
Cade il governo Prodi, e subito tutti i commentatori, i tg e i talk-show a dare la colpa ai due senatori di sinistra che non hanno votato, Turigliatto e Rossi.
Ma è un falso. Se anche i due avessero votato a favore, infatti, in base al regolamento del Senato la soglia dei voti necessari si sarebbe alzata di uno: quindi un voto sarebbe comunque mancato.
Nessuno lo ha spiegato agli italiani, di cui sono stati però subito raccolti tutti gli sfoghi indignati e delusi. Una manipolazione da manuale. Metodo ormai testato, lo stesso con cui ci hanno venduto la guerra in Iraq.
C’è anche chi ha dato la colpa ai due senatori a vita che si sono astenuti, Andreotti e Pininfarina. Possiamo dare la colpa ad Andreotti e Pininfarina? Oh, mi piacerebbe: sarebbe come comprare una scarpa col calzino incorporato. Ma non sarebbe del tutto vero, nonostante Andreotti si sia scusato ("Se sapevo che cadeva il governo avrei votato diversamente.") usando la stessa faccia con cui dieci anni fa negò di conoscere i cugini Salvo.
E' stato dunque un complotto? No, politica all'italiana. Prodi poteva benissimo non dimettersi. Lo ha fatto per metterci il carico da 90 e ottenere il risultato che voleva: i 12 punti che "rilanciano" l'azione di governo, con Pdci e Rifondazione che chiedono scusa e uggiolano nell'angolino dove li hanno cacciati. Cai cai cai!
Ci avevano impiegato quattro anni per redigere il programma dell'Unione! Adesso in un giorno sbucano fuori dodici punti che spostano al centro l'azione di governo. Ci ritroviamo con un governo Prodi-Vaticano. D'Alema: "La politica della testimonianza la lascio a Franca Rame." Che cinismo! Ma se uno in politica non testimonia gli ideali in cui crede, perchè fa politica? Per tradire se stesso? No, e infatti D'Alema esprime i propri. D'Alema: "Certa sinistra non serve all'Italia". E' la sinistra che tutti bollano come "radicale" per coprirla di ignominia. E' la sinistra pacifista. E' la sinistra.
E' la sinistra che non vuole il Partito Democratico: equivale al 12% ( Pdci, Rifondazione, Verdi + correntone DS ).
Un politico che usa la sua maggioranza con arroganza è un politico mediocre e D'Alema lo è. Infatti i DS si stanno sfasciando.
Come ministro degli Esteri, poi, D'Alema, come Blair, ha ben poco di sinistra: quand'era capo del governo autorizzò i bombardamenti in Kosovo dicendo che c'entrava l'Onu e non era vero ( tutti adesso concordano sul fatto che quei bombardamenti non erano necessari, era meglio una più energica azione diplomatica, come sostenevano i pacifisti; per fermare Milosevic, che aveva massacrato 2000 civili, le bombe Nato di D'Alema ne massacrarono altri diecimila! );
così come adesso D'Alema sostiene che in Afghanistan c'entra l'Onu E NON E' VERO: le nostre truppe sono sotto il comando del Pentagono. Il ministro della Difesa Parisi ha detto al Tg2:"Quella in Afghanistan è una missione militare per la pace in una situazione che presenta molti tratti che richiamano la guerra." Sono io, o questa frase di Parisi presenta molti tratti che richiamano la stronzata?
Siamo in guerra, nonostante la nostra Costituzione lo vieti. Una guerra in cui i talebani vengono accolti come liberatori nel sud del Paese! Con gli USA che ammettono di non sapere quando potrà finire, e che forse si farà la guerra all'Iran! Che ci stiamo a fare là, se non la guerra per conto terzi? Facciamo quello che vuole Bush, ma 10 anni fa gli USA erano CON Saddam, oggi contro. Erano CON i talebani, oggi contro. Si decidano, o il resto del mondo penserà che D'Alema non abbia una politica estera!
Tutti a parlare di "responsabilità" agitando il ricatto dello spauracchio berlusconiano. "Zitti tutti! Buoni! Volete che torni Berlusconi?" No di certo, ma le soluzioni sono almeno due, non c'è solo la vostra.
La Repubblica ha scomodato addirittura il filosofo Galimberti per spiegare che una politica responsabile tiene conto delle conseguenze. Il pacifismo è allora irresponsabile? O immaturo, come sostiene sempre D'Alema? Votare in favore della guerra è tenere conto delle conseguenze?
Ma alla pace hanno mai dato una vera possibilità? Non mi pare, mentre le loro "soluzioni responsabili" finora hanno solo aggravato i problemi e provocato centinaia di migliaia di morti. Tutto per lucrare sulle condotte di gas e petrolio in quella regione.
Come vedete, il disastro è una catena di eventi. Lo so che sembra folle, ma vi assicuro che aveva un senso quando la settimana scorsa me l’ha spiegato, Cossiga.
Tratto dal blog di Daniele Luttazzi
I fatti, oltre che le conclusioni che si ottengono dal ragionamento, dimostrano tutto il contrario.
Brandlangh, studioso dei fenomeni sociali, ha scritto che l’Ateismo cosciente permette di raggiungere la felicità umana che viene negata dalle religioni e la vita dei veri atei è più virtuosa perché più libera e più indulgente di quella dei credenti che sono in perenne conflitto con se stessi e con il prossimo a causa di una fede che rende irrazionali i loro comportamenti ( esorcismo, estasi, miracoli, preghiere, penitenze corporali, intolleranza, odio ecc.ecc).
Tra gli atei che hanno combattuto contro l’immoralità delle religioni troviamo le più grandi figure morali della storia, quali Lalande, Helvétius, Berthelot, Kropotkine, Bakounine, Tchernychevsky, Myskline, Shelley, Carlyle, Holcroft, d’Owen, William Morris, Sylvain Maréchal, Laplace e tutta una folla di altri personaggi da tutti riconosciuti modelli di virtù, senza contare quelli che ci vengono da una storia remota come Buddha, Lao-tsèe, Confucio, Socrate, Parmenide, Epicuro, Eraclito, Diogene, Anassagora ecc.ecc. che, pur essendo atei o agnostici, hanno condotto una vita che pu? essere portata come esempio di ciò che socialmente è considerato esemplare e lodabile.
Tutte figure nobili che si contrappongono all’ipocrisia di quella gente devota e pia che riempie le galere di tutto il mondo per misfatti e crimini di ogni sorta, senza parlare della depravazione e del vizio che troviamo tra i rappresentanti delle varie religioni, prima fra queste il cristianesimo la cui storia è infarcita di corruzione, prostituzione e di crimini tra i più efferati dei quali i suoi maggiori rappresentanti, cardinali e papi, ne hanno fatto base della loro vita.
LUIGI CASCIOLI
p.s. visitate tutti questo sito, http://www.luigicascioli.it/home_ita.php
La Chiesa dovrebbe essere grata al Demonio. Dopo che la letteratura cristiana ha trasformato una figura di provenienza pagana in uno spauracchio manicheo in lotta con Dio e ne ha delineato contorni al limite del terribile, è stato proprio il sentimento di protezione da questa infame sagoma a condurre le genti dell'altare del Cristo. Se nei secoli la maggioranza della popolazione ha abbracciato la Bibbia, non è stato per slancio metafisico-spirituale o per partecipazione emotiva al mistero dell'uomo, bensì per una calcolata protezione dalle insidie di questo soggetto inventato dal nulla. La Chiesa ha usato Lucifero come un ricatto implicito, e ha costruito sulla sua figura uno strozzinaggio, l'usura dell'anima. Ecco perché il Vaticano dovrebbe ringraziarlo. Senza di lui e le sue demonizzate lusinghe, essa non avrebbe potuto proliferare. Ecco perché chiedo a Ratzinger: Satana santo subito.
Gli italiani non capiscono un cazzo. Non hanno (quasi) mai capito un cazzo. Metà dell'italia dorme, l'altra metà sorride il giorno e piange la notte. L'importante è che si vincano le partite, anche se questo dovesse costare centoventi feriti. La guerriglia urbana degli ultras, la rabbia sociale del sottoproletariato dell'intelligenza. Perché non s'incazzano allo stesso modo quando i governi glielo troncano nel culo? Se dovessimo organizzare la rivoluzione in questo paese di merda dovremmo fomentare le capre cancellandogli le partite. Come fai a spiegare a chi non capisce una sega che non capisce una sega? Non lo capisce. E' bello avere delle certezze, andate pure a pregare la domenica mattina, coi pantaloni della festa sporchi degli umori vaginali di una smandrappona raccolta per strada il sabato sera: -Amore, vado a giocare a poker con i colleghi dell'ufficio.- Avreste bisogno del martello. Menomale che gli Sweet di Ballroom Blitz mi caricano e scaricano, rilassandomi.
Europeismo ardito
Durante una delle mie farneticanti riflessioni serotine ho costruito una nuova figura di europeo che mi risulta essere molto suggestiva. Naturalmente, nel tracciare questa sagoma sono partito da elementi che appartengono alla mia persona, ma, per una rara volta, durante il suddetto processo ho riconosciuto i miei limiti, sottolineato una latitante modestia e lasciato spazio alla mia immaginazione. Si tratta di un nuovo tipo di europeo, libero, titanico, pulito e orgoglioso, una figura che incarni lo spirito immenso della nostra migliore tradizione continentale, un supereuropeo, se volete, anzi un oltre-europeo. Pensate ad un individuo nel quale confluiscano il buongusto artistico e la frivolezza italiani, la sapienza e la potenza della filosofia tedesca, il rigore, la pulizia e l'ordine scandinavi, la dolcezza e l'emotività della splendida poesia francese, la durezza e la trasgressione del rock inglese e l'ardente passionalità ispanica, il tutto nella sua accezione più pura, incontaminata, primigenia, assoluta. Per un'accondiscendente concessione ai lettori più radicalmente storicizzati e secolarizzati in ispirito religioso, ammetterei come opzione anche l'eventuale adesione libera ad una forma originaria di cristianesimo, il primo, quello del Cristo vissuto, quello narrato nelle pagine dell'unico vero Vangelo, quello di San Tommaso, e cioé un cristianesimo orgoglioso e propositivo, intimo e autenticamente capace di sfociare in meravigliosi slanci metafisici e inappagabili delicatezze umaniste. Un nuovo essere umano, intento a costruire una nuova Europa, scevra da stupidi e meschini condizionamenti esterni, volenterosa nello sforzo di costruire un ordine mondiale basato su un pacifico e straordinario individualismo associativo. So che tutto ciò vi sembrerà probabilmente delirante, e avrete pure ragione, ma immaginate con me per un attimo solo lo splendore e la ricchezza di questa idealizzata società...return to true european way of life. Un nuovo ordine del continente che arride ai suoi nuovi illuminati, un'unica bandiera inter-nazionale (il trattino è voluto ed ha un suo perché...) che irradi sul mondo un pensiero dorato sul solco delle nostre ormai purtroppo minimizzate peculiarità e grandiosità continentali. Ovviamente, tengo a precisare che tutto ciò non ha nulla a che vedere con Hitler, gli ariani, e qualsiasi altro esempio di sciovinismo o razzismo qualunque. La mia è sola sincera ammirazione per molteplici tradizioni culturali che ci appartengono da millenni e che oggi non vengono più contemplate, anzi vengono volentier barattate per un ridicolo assassino pragmatismo americano o per un superficiale e forzato misticismo parasiatico. Vi lascio dunque in questo sogno...oltremodo curioso di conoscere i vostri commenti.
Mancherò per un pò: attualmente il mio computer ha diversi problemi, e ciò non mi consentirà per giorni di collegarmi. Nell'attesa vi rimando ad un confronto epistolare che ho avuto di recente sul blog del mio grande amico Gabriele Gravagna in merito alla libertà: www.soquellochevuoi.giovani.it
Nell'eventualità, potete commentare i post sia nel mio che nel suo blog! A presto.
La vera biografia di Silvio Berlusconi: un incubo italiano.
A 12 anni Silvio Berlusconi entra nel collegio dei Salesiani, in Via Copernico a Milano, dove resta 7 anni in un clima di rigida disciplina e di integralismo cattolico, e vi si adatta perfettamente.
Un suo compagno dai Salesiani, Giulio Colombo, racconta che faceva i suoi compiti in fretta e poi aiutava i compagni... in cambio di caramelle e monete da 50 lire.
Berlusconi è figlio di un semplice impiegato di una piccola banca, la Rasini, la stessa che gli da una fideiussione per il suo primo affare. La banca Rasini, secondo un rapporto della Criminalpol, in quegli anni è implicata nel riciclaggio di denaro sporco proveniente dalla cosiddetta "mafia dei colletti bianchi", la quale è in rapporto col boss mafioso palermitano Vittorio Mangano; nel 1975 Berlusconi assumerà quest'ultimo come custode e stalliere della sua villa, un'attività abbastanza strana per un capomafia.... Poco tempo dopo la sua assunzione, però Mangano verrà arrestato.
Il primo grosso affare Berlusconi lo realizza nel 1963. Come amministratore della Edilnord costruisce un complesso residenziale per 4.000 abitanti a Brugherio. Da dove provenissero gli ingenti finanziamenti necessari non lo ha mai detto, sappiamo solo che arrivano dalla Svizzera attraverso la Finanzierungesellschaft fur Residenzen AG di Lugano dell'avvocato Renzo Rezzonico.
Nel 1968 il vero grande affare: la costruzione di Milano 2, 712.000 metri quadri. Questa volta gli occulti finanziatori svizzeri tirano fuori ben 3 miliardi di allora. Da un'attenta indagine risulta che dietro all'operazione compaiono la Privat Credit Bank (controllata da Tito Tettamanti e da Giuseppe Pella), la FiMo (società fiduciaria di Silvio Berlusconi a Chiasso, coinvolta nelle inchieste giudiziarie aperte in diversi paesi europei per riciclaggio di ingenti somme di narcodollari provenienti dalla mafia colombiana e delle tangenti ENI ed Enimont. è coinvolta anche nel caso Kolbrunner), la Interchange Bank (coinvolta nel "caso Texon", primo grande scandalo finanziario che vede la Svizzera come crocevia del riciclaggio di capitali illegali), la Banca Svizzera Italiana (controllata da Tito Tettamanti, vicino all'Opus Dei e alla massoneria, anticomunista viscerale implicato in scandali finanziari), esponenti della DC svizzera e Giuseppe Pella, esponente della destra democristiana italiana.
Nella relazione finale della Commisione parlamentare d'inchiesta sulla loggia P2 si legge: "...alcuni operatori (Genghini, Fabbri, Berlusconi) trovano appoggi e finanziamenti al di là di ogni merito creditizio...". Le due grandi banche, infatti, che danno credito a Berlusconi sono la Banca Nazionale del Lavoro e il Monte dei Paschi di Siena, dove durante gli anni '70 la P2 è più attiva. Il Monte dei Paschi concede, tra il '70 e il '79, settanta miliardi di mutui fondiari a Berlusconi a tassi fra il 9 e il 9,5%.
Dal 1973 al 1975 Berlusconi frequenta assiduamente Egidio Carenini (ex parlamentare democristiano, protettore di Mino Pecorelli, iscritto alla P2 e considerato uno dei più attivi reclutatori della loggia di Gelli). Nel 1973 fonda la Italcantieri Srl, grazie ad altre due misteriose fiduciarie ticinesi, la Cofigen (legata al finanziere Tito Tettamanti) e la Eti AG Holding (amministrata dal finanziere Ercole Doninelli). Acquista ad Arcore, grazie ai buoni uffici dell'amico Cesare Previti, la villa Casati Stampa con tutti i terreni ad Arcore, a prezzo di superfavore. Previti infatti è pro-tutore dell'unica erede dei Casati Stampa, la contessina dodicenne Annamaria, e >contemporaneamente amico di Silvio e in affari con lui. Nel ’74 grazie a due fiduciarie della Bnl, la Servizio Italia e la Saf, nasce l'Immobiliare San Martino, amministrata da un ex compagno di università, Marcello Dell'Utri, palermitano. Nello stesso anno Berlusconi compare sulla scena televisiva. "Cominciò quasi per gioco, con una TV via cavo che trasmetteva ricette di cucina per le giovani mogli dei manager rampanti di Milano 2. Era il 24 settembre 1974. Una graziosa annunciatrice, scelta tra le centraliniste della Edilnord annunciò agli abitanti del complesso residenziale di Segrate la nascita di Telemilano cavo. Un notiziario di piccole informazioni utili per i condomini alle 19; la sera, a volte, un film. Quattro anni dopo, nel maggio 78, la tv di Berlusconi lascia il cavo per l'antenna".
Dal 26 Gennaio del 1978 Berlusconi risulta iscritto alla loggia P2, con la tessera numero 1816 codice e.19.78, gruppo 17, fascicolo 0625.
Nell'ancora segreto programma piduista messo a punto tra il ‘75 ed il ‘76, noto come "Piano di rinascita democratica" ( di cui tratteremo in una prossima puntata ) era infatti prevista l'immediata costituzione della TV via cavo" che avrebbe poi dovuto essere impiantata a catena in modo da controllare la pubblica opinione media nel vivo del Paese".
Nel ‘76 una sentenza della Corte Costituzionale da via libera per la prima volta alle televisioni commerciali. Viene ammessa la legittimità delle trasmissioni in ambito locale da parte delle TV private e nell'80 la stessa Corte accorda la possibilità di trasmettere via etere.
Il 10 Aprile 1978 Berlusconi inizia una collaborazione come editorialista sul maggior quotidiano italiano, il Corriere della Sera (controllato dalla P2 tramite Angelo Rizzoli e Bruno Tassan Din ), proprio quando la loggia P2 acquisisce, come dice la commissione parlamentare d'inchiesta "il controllo finanziario e gestionale del gruppo Rizzoli". Interpellato su Licio Gelli, Berlusconi risponde: "...Anch'io come 50 milioni di italiani, sono sempre in curiosa attesa di conoscere quali fatti o misfatti siano effettivamente addebitati a Licio Gelli. Anni di inchieste sono serviti solamente ad offrire alle varie fazioni politiche un terreno di lotta e di calunnie facile quanto strumentale. Tra il ’78 e l’83 riceve circa 500 miliardi al valore di oggi, di cui almeno una quindicina in contanti, per alimentare le 24 (poi salite a 37) Holding Italiana che compongono la Fininvest, di cui si ignora tutt'oggi la provenienza. Sono gli anni della scalata di Bettino Craxi, segretario del Psi dal 1976, al potere e della sua ascesa al governo.
Tra il giugno ed il luglio del ‘79 Berlusconi compra dalla Titanus 300 film mai trasmessi in televisione per due miliardi e mezzo, stipula ulteriori contratti con altre case produttrici italiane ed estere, acquistando cortometraggi, telefilm e serials. Tutto il materiale acquistato viene poi utilizzato per quella che in tutta evidenza sembra essere la puntuale attuazione del progetto piduista: contattate numerose emittenti televisive di altre località, Berlusconi offre loro la cessione di film, documentari e serials, a condizione che entrino a far parte di un circuito di televisioni controllato dallo se stesso - il piano della P2 infatti prevede l'istituzione di una agenzia per il coordinamento della catena delle TV locali. Alle emittenti che entrano nel suo circuito, Berlusconi offre film a prezzi ridottissimi. In cambio esse si impegnano a trasmettere pubblicità fornita dalla neonata Publitalia, la concessionaria pubblicitaria del gruppo di Segrate.
Berlusconi in un'intervista a "la Repubblica" datata 15 luglio ‘77 dichiara che metterà la sua televisione a disposizione di uomini politici della destra democristiana e anticomunista, riecheggiando la linea politica dell'ancora segretissimo "piano" messo a punto dalla loggia massonica P2.
Berlusconi è socio negli anni '80 di Mario Rendo (è uno dei famosi "cavalieri dell'apocalisse mafiosa", come li hanno definiti i giornalisti. Al maxi-processo contro la mafia fu definito "contiguo alla mafia" e fu proposto per il soggiorno obbligato dal questore di Catania Luigi Rossi) nella Società Tipografica Siciliana, un grosso centro stampa che realizza, alla periferia di Catania, le edizioni teletrasmesse di alcuni importanti quotidiani nazionali.
Sul finire degli anni ‘70 il grande fervore organizzativo di Berlusconi sul versante televisivo si concretizza nella costituzione di alcune nuove società: il 12 novembre 79, l'editore piduista registra la società canale 5, nell'80 nascono la Videotime SPA e la Videotime finanziaria, rispettivamente con 7 e 100 miliardi di capitale, Berlusconi acquista la quota maggioritaria di Teletorino international, nell'83 rileva Italia 1 dalla Rusconi e nell'84 acquisisce rete 4 dal gruppo Mondadori.
Ma nessuna fra tutte le reti del cavaliere può trasmettere su scala nazionale perché una serie di sentenze della Corte Costituzionale precludono alle imprese private la possibilità di gestire in qualsiasi modo attività televisive aventi carattere nazionale. Durante il 1981, i giudici milanesi Gherardo Colombo e Giuliano Turone, indagando sui traffici del bancarottiere mafioso e piduista Michele Sindona, trovano gli elenchi degli affiliati alla loggia P2. Ma Berlusconi non subisce danni dallo scandalo che travolge il governo, l'esercito, i servizi segreti e il mondo del giornalismo. Nell'estate ‘81 in attesa di un'ennesima sentenza della corte costituzionale nel settore, Berlusconi dichiara che non si può fare televisione se non si è collegati con tutto il paese e con l'estero; la corte si pronuncia ribadendo il limite per le televisioni locali a trasmettere solo in ambito locale. Forte di questa sentenza la RAI si rivolge alla magistratura denunciando Canale 5 ed altri circuiti per "la contemporaneità delle trasmissioni, non via etere, ma a mezzo videocassette su varie emittenti, intaccando così il privilegio monopolistico".
Il 16 Ottobre 1984 tre pretori di Torino, Roma e Pescara fanno chiudere le reti televisive di Berlusconi per violazione dell'Art. 215 del codice penale che limita all'ambito locale le trasmissioni delle Tv private. Il 20 Ottobre, il presidente del consiglio Bettino Craxi – segretario del Psi - ( amico e sostenitore di Berlusconi, ma ce ne occuperemo meglio quando parleremo di Tangentopoli ) con un decreto annulla l'ordinanza dei pretori. Il decreto verrà annullato dal Parlamento perché anticostituzionale, ma Berlusconi continuerà a trasmettere indisturbato fino al 1990, quando la legge Mammì toglierà ogni ostacolo alle sue reti.
Il 12 luglio 1990 la legge Mammì ( voluta dai craxiani e appoggiata dal Caf ), frutto di forti scontri, segrete pressioni, mediazioni e ripensamenti, concepita per garantire a Berlusconi il possesso di tutti e tre i suoi networks e l'egemonia della raccolta pubblicitaria,approda alla Camera, dopo un'ultimativa sollecitazione di Craxi, Andreotti decide di sottoporre gli articoli più controversi al voto di fiducia, subordinando all'approvazione di tali articoli la sopravvivenza del suo governo.
Nell'autunno del '90, tre nuove reti occupano l'etere ( tele+1, tele+2 e tele+3 ). Formalmente la Fininvest ne detiene solo una quota minoritaria, per non violare le norme anti trust, ma in realtà sono di Berlusconi. Tra il 1989 e il 1991, lunga battaglia fra Berlusconi e De Benedetti per il controllo della Mondadori, la prima casa editrice che controlla quotidiani (La Repubblica e 13 giornali locali), settimanali (Panorama, Espresso, Epoca) e tutto il settore libri Grazie a una sentenza del giudice Vittorio Metta, che il tribunale di Milano riterrà poi comprata con tangenti dall'avvocato Previti per conto di Berlusconi, il Cavaliere strappa la Mondadori al suo concorrente. Una successiva mediazione politica porterà poi alla restituzione a De Benedetti almeno di Repubblica, Espresso e giornali locali. Tutto il resto rimarrà a Berlusconi. Nel 1990 la corte d'appello di Verona denuncia Silvio Berlusconi con la seguente motivazione: "...Ritiene il collegio che le dichiarazioni dell'imputato non corrispondano a verità. In sostanza infatti secondo il Berlusconi la sua definita adesione alla P2 avvenne poco prima del 1981 e non si trattò di vera e propria iscrizione, perché non accompagnata da pagamenti di quote appunto di iscrizione, peraltro mai richiestegli. Tali asserzioni sono smentite: a) dalle risultanze della commissione Anselmi; b) Dalle stesse dichiarazioni rese dal prevenuto avanti al GI di Milano, e mai contestate, secondo cui la sua iscrizione alla P2 avvenne nei primi mesi del 1978. Effettivamente, dagli atti della commissione parlamentare ed in particolare dagli elenchi degli affiliati, sequestrati in Castiglion Fibocchi figura il nominativo del Berlusconi (numero di riferimento 625) e l'annotazione del versamento di lire 100.000 come eseguito in contanti in data 5 maggio 1978, versamento la cui esistenza risulterebbe comprovata anche da un dattiloscritto proveniente dalla macchina da scrivere di proprietà di del Gran Maestro Venerabile Licio Gelli...". Berlusconi sarà comunque amnistiato in modo da poter diventare Presidente del Consiglio nel 1994.
Nel 1990, dopo l'acquisizione della Mondadori da parte di Berlusconi, Federico Confalonieri, numero due della Fininvest, afferma: "...La nostra informazione sarà omogenea al mondo che vede nei Craxi, nei Forlani e negli Andreotti l'accettazione delle libertà...".
Il 14 agosto del 1992 il governo rilascia le concessioni televisive, 9 per tutto il territorio nazionale, 660 per le televisioni regionali (6 per Berlusconi, le sue tre reti + le tre pay TV, Videomusic, Rete A, Telemontecarlo).
Nel 1993 i debiti della Fininvest ammontano alla considerevole cifra di lire 4.500 miliardi di lire. Berlusconi, ormai orfano dei partiti amici, travolti dallo scandalo di Tangentopoli, entra direttamente in politica, fonda il partito di Forza Italia, vince le elezioni politiche del 27 marzo alla guida del Polo delle Libertà e diventa presidente del Consiglio (sono diversi i neofascisti diventati ministri ). Il 21 novembre viene coinvolto nell'inchiesta sulle tangenti alla Guardia di Finanza.
Il 22 dicembre è costretto a dimettersi. Berlusconi, indagato nel frattempo anche per storie di mafia, falso in bilancio, frode fiscali e soprattutto corruzione giudiziaria insieme a Previti, si ricandida alle elezioni politiche, ma perde. Trascorrerà cinque anni all'opposizione, alle prese con una serie di inchieste giudiziarie e di processi, conclusi con diverse condanne in primo grado, poi trasformate in prescrizioni e ( chissà come ) in assoluzioni in appello e in Cassazione. Il 13 maggio 2001 vince le elezioni alla guida della Casa delle Libertà e torna alla presidenza del Consiglio, attuando una serie di provvedimenti per proteggere i suoi interessi personali e salvaguardarsi dalla giustizia, demolendo sotto ogni profilo lo stato italiano e attuando parte dell’eversivo Piano di Rinascita Democratica della P2 di Licio Gelli.
Fai in modo di agire tu stesso in purezza tra le ignominie della vita, libero in quella servitù corrotta, saldo in quel capriccioso mutare, dandoti una legge in quell'anarchia spregevole che ti circonda. Non avere mai paura del disordine fuori di te...aspira all'unità, ma non cercarla nell'uniformità; aspira alla calma, ma per mezzo dell'equilibrio e non con l'arresto della tua attività. Quella natura che tu invidi all'essere non razionale non è degna di nostalgia né di rispetto. Essa sta dietro di te e lì deve rimanere in eterno. Abbandonato dalla scala che ti reggeva, ora non ti rimane altra scelta che sostenerti alla legge con la tua libera coscienza e volontà, oppure cadere senza speranza in un abisso sconfinato. Ma quando ti sei consolato per la perduta felicità della natura, lascia che la sua perfezione sia presa a modello del tuo cuore. Quando ti liberi dal tuo circolo artificioso e ti avvicini a lei, che ti sta dinanzi nella sua grande quiete, nella sua ingenua bellezza, nella sua innocenza e nella sua semplicità fanciullesche, allora fermati e contempla questo quadro, coltiva questo sentimento: esso è degno della tua umanità più magnifica. E che non ti venga più in mente di barattarla, ma accoglila in te e cerca di coniugare il suo infinito privilegio con la tua infinita prerogativa e di far nascere dall'unione il divino. E che essa ti circondi come un idillio grazioso in cui tu possa ritrovare sempre te stesso e attingere nuova forza e nuova fiducia per il tuo cammino, e far ardere nuovamente nel tuo cuore la fiamma dell'ideale, che con tanta facilità viene spenta dalle tempeste della vita.
Friedrich Schiller; estratto da "Dell'ingenuo"